Sconti! Waldorf Rocket

Waldorf Rocket synth parafonico

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Sinthesizer parafonico monoaurale

Filtro multimodale analogico.

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Alloggiato in un compatto scatolotto in plastica, con strategici comandi ospitati sul pannello in lamierino metallico e il classico look sofisticato che, da sempre, caratterizza gli strumenti targati Waldorf, il nuovo Rocket Synthesizer offre funzionalità parafoniche alla portata di tutti. Il prezzo è assai contenuto, l’accoppiata sorgente sonora digitale/filtro analogico colpisce secco e duro, come tradizione Waldorf.

In passato, gli strumenti musicali elettronici erano inevitabilmente monofonici (Theremin, Ondes Martenot, Trautonium), anche se – prima ancora – il Telharmonium, a fronte di un massivo apporto hardware, permetteva esecuzioni in polifonia. Dopo la ripresa di Hammond, che miniaturizzò il meccanismo del Telharmonium fino a renderlo vagamente “portabile”,  sulla soglia degli Anni 50 e 60 iniziarono ad arrivare le prime apparecchiature polifoniche; la polifonia poteva essere realizzata in due maniere:

-utilizzando una struttura a divisione di frequenza (come negli organi Vox o nelle prime macchine polifoniche KORG), in cui l’ottava più acuta ospitava fisicamente 12 oscillatori indipendenti e, successivamente, le ottave inferiori erano generate dividendo /2 /4 /8 /16 il segnale prodotto in alto;

-utilizzando un numero ridotto di voci (quattro, cinque, sei, otto) composte ciascuna da un sintetizzatore indipendente e completo, inizialmente dotato di un pannello comandi separato (come nel Four Voice Oberheim) o posti sotto controllo di un unico pannello comandi (come nel Roland JP-4).

Nessuna delle due tecniche è priva di effetti collaterali (il suono sgradevole nella divisione di frequenza e l’elevato costo, oltre alla limitazione numerica, nella struttura a voci indipendenti); motivazioni di carattere commerciale spinsero, nei lontani Anni 70, diversi costruttori (ARP e Roland, tanto per citarne qualcuno…)  a tentare la strada della parafonia, cioè ad accumulare un certo numero di voci ottenute da oscillatori (per divisione o meno) indipendenti portandone il segnale all’interno di un unico percorso di filtraggio, amplificazione ed articolazione d’inviluppo.

In questo modo, il musicista poteva ottenere accordi, ma nel caso di un’esecuzione polifonica, ogni nuova nota innescava il restart dell’inviluppo di filtraggio e amplificazione, con la conseguente riarticolazione di tutte le note eventualmente impegnate in polifonia. Per avere un’idea del tipo di effetto, basterà ascoltare l’introduzione di The Model dei Kraftwerk

Waldorf Rocket ha un singolo oscillatore digitale, che – proprio per la sua natura digitale – può simulare la presenza di otto versioni sfasate dello stesso segnale (utili per ottenere massivi unisoni) o può organizzare su precisi intervalli diatonici le clonazioni di voce, oppure ancora (attenzione) può mettere le voci “artificiali” sotto controllo dell’intonazione di tastiera, permettendo l’esecuzione di accordi a otto note che confluiscono nell’unico filtro disponibile. Parafonia, appunto.

Lo strumento è dotato di alimentatore esterno, Waldorf Rocket è alloggiato in uno scatolotto quadrato di plastica con pannello frontale in lamierino metallico; tutti i controlli sono alloggiati sulla plancia superiore, mentre le connessioni sono logicamente ordinate sul frontalino esterno. Una serie di quattro incassi arrotondati praticati sul retro dello strumento danno adito alle peggiori ipotesi complottistiche (un meccanismo per agganciare tra loro più Rocket? Un sistema per suonare il Rocket direttamente dal manubrio della propria motocicletta?).

Di fondo, i pochi controlli di pannello svolgono molto spesso una doppia funzione evidenziata dalla scelta cromatica: funzione principale serigrafata in inchiostro bianco, funzione secondaria serigrafata in inchiostro verde. L’apparecchio offre un oscillatore parafonico, un filtro analogico multimodo, una sezione di booster particolarmente energica, un inviluppo semplificato per filtro e amplificatore, un oscillatore a bassa frequenza per le modulazioni cicliche, un arpeggiatore. Non disponibile da pannello, ma controllabile esternamente, un secondo oscillatore a bassa frequenza è dedicato alla realizzazione del vibrato attraverso modulation wheel.

Non c’è possibilità – perlomeno, per ora – di memorizzare preset on board: tutto quello che viene elaborato è disponibile per il MIDI CC transmit e la successiva documentazione su tracce MIDI esterne; è però disponibile una .app con cui pilotare tutti i parametri da fuori.

Rocket è monoaurale: ha una sola uscita Audio Out e un solo ingresso VCF In con cui convogliare segnali esterni alla volta della sezione di filtraggio; l’unico controllo di volume presente sul pannello comandi è relativo alla regolazione per la presa (stereo) Phones Out; il segnale diretto dello strumento esce costantemente non attenuato, al massimo della dinamica.

L’apparecchio dialoga con il mondo esterno attraverso la porta MIDI In/Out e attraverso il connettore bidirezionale USB; il settaggio del MIDI Channel avviene tenendo premuto un minuscolo tastino incassato e inviando, successivamente, un codice Nota On sul canale desiderato; la regolazione è mantenuta anche a macchina spenta.

Rocket ammassa funzioni sapientemente selezionate mettendole in doppia fila sui pochi controlli di pannello; questo obbliga, da una parte il musicista a fare i salti mortali, ma – dall’altra – permette di contenere il prezzo in maniera assai apprezzabile. La struttura di sintesi è quella classica oscillatore – fltro – amplificatore.

Il suono del Waldorf Rocket: forte della sua natura ibrida (oscillatore digitale e filtro analogico – a proposito: attenti alle procedure di taratura…), può fornire densi comportamenti timbrici articolati senza troppi complimenti in synth bass, lead, effetti (nei limiti dei parametri disponibili) e arpeggi intricati.

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